La mia visita alla Biblioteca di Morbegno

La mia visita alla Biblioteca di Morbegno

Lo scorso fine settimana ho avuto la possibilità di trascorrere un paio di giorni in Valtellina, un posto per me speciale e che conosco fin da bambina. Ne ho approfittato per visitare una biblioteca di cui si è parlato molto sulla stampa locale (ecco perché è importante usare i feed!) e della quale avevo letto il post Facebook dell’architetto Marco Muscogiuri che ha curato i lavori interni e gli arredi. I lavori di ristrutturazione esterni sono stati affidati all’architetto Marco Ghilotti di Morbegno, esperto conoscitore dell’opera di Caccia Dominioni.

Il progetto originale della Biblioteca Vanoni (1965-66) fu dell’architetto Luigi Caccia Dominioni, milanese, legato a Morbegno da motivi famigliari (suo padre era stato anche sindaco della cittadina). In questa descrizione di Renzo Fallati, direttore della Biblioteca dal 1975 al 2007, si può capire il grande impegno dell’allora sindaco Giulio Spini e della preside e insegnante della scuola locale Virginia Vanoni, per istituire un luogo destinato ad essere la biblioteca di tutti i cittadini. Una delle scelte che più mi ha colpita leggendo la testimonianza di Fallati è lo scaffale aperto: oggi tutti i bibliotecari di biblioteca pubblica danno per scontata questa modalità di accesso alla biblioteca, ma per quegli anni non lo era affatto: i cittadini di Morbegno ebbero davvero l’opportunità di avvicinarsi agli scaffali e girovagare tra le copertine dei libri a loro disposizione.

Proprio parlando di scaffali, mi hanno colpita sicuramente gli scaffali metallici di colore arancione collocati all’ingresso, originari dell’arredamento scelto da Caccia Dominioni, così come alcuni dei tavoli ancora presenti in biblioteca.

scaffaliMa andiamo con ordine: prima di arrivare alla biblioteca ho cercato su internet l’indirizzo della sede: il sito della Provinca di Sondrio mi dava questa indicazione:

Screenshot (9)quindi ho girato un po’ per le vie della cittadina alla ricerca di via Pretorio, pur immaginando che non fosse più la sede della biblioteca, dal momento che c’era quell’indicazione di “provvisorio”. Una volta raggiunta la via ho chiesto a dei passanti e ho avuto la conferma che la biblioteca era tornata alla sua sede originaria, ho quindi raggiunto il parcheggio che mi hanno consigliato e da lì mi sono incamminata verso la biblioteca. La via esatta, l’ho scoperto solo stamattina, è indicata su Wikipedia: via Cortivacci, 2.

L’impatto con la struttura è stato sorprendente, un bellissimo edificio in pietra locale, perfettamente in armonia con il territorio, una collocazione splendida, dentro a un piccolo parco sulle rive del fiume Bitto, la tranquillità era già percepibile dall’esterno!

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Appena passato l’ingresso ci si trova in un piccolo atrio in cui sono stati collocati elementi d’arredo in plexiglass per le informazioni di comunità, sempre da questa zona si accede ai bagni della biblioteca.

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Entrati nella biblioteca vera e propria ci si sente perfettamente a proprio agio, sia per gli spazi che per gli arredi. La zona d’ingresso è ampia e luminosa, oltre agli scaffali aperti ci sono le postazioni per navigare in internet e delle comode poltroncine per la lettura dei giornali. Una grandissima vetrata decorata con libri in volo permette di ammirare il panorama del Monte Disgrazia che svetta in lontananza. La zona del parco è accessibile grazie ad una porticina che invita alla lettura all’aperto, personalmente non vedo l’ora di tornare con un clima più mite per godermi il bellissimo giardino in compagnia di un buon libro!

IMG_20151107_101847IMG_20151107_101903Il grande spazio centrale ospita anche le scaffalature con i libri per i ragazzi, è una zona molto colorata, grazie anche alle sedute che sembrano fatte apposta per loro (dall’alto dei miei 36 anni testimonio che il mio primo pensiero è andato al mal di schiena per la mancanza dello schienale) e questo è un bene, è una zona off limits agli adulti, anche se è fisicamente collocata in uno spazio che è pensato anche per gli adulti.

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Della zona dei piccoli mi sono innamorata, è proprio di fronte alla prima sala, così che i genitori li possano tenere sott’occhio, ma è una zona a se stante, collocata sotto la torre dedicata a Vanoni. Qui la fanno da padrone grandi tappeti gommosi colorati e scaffali a misura di bambino che seguono le pareti rotonde della sala. Purtroppo la mia foto non è venuta un gran che perché la sala era affollata e non volevo ritrarre i piccoli lettori, ma vale davvero la pena cercare qualche immagine online per farsi un’idea completa!
E poi vogliamo parlare dei bellissimi pinguini che decorano le pareti? Una poesia! L’illustratore che li ha realizzati è Guido Scarabottolo.

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Passata questa meravigliosa zona si accede ad una bellissima scala (sono certa che su Instagram questa foto potrebbe avere successo!)

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La parte sotterranea è forse quella che ho preferito di questa biblioteca, ho trovato gli spazi molto intimi e accoglienti: in corridoio c’erano gli scaffali con musica, audiolibri e film, poi tre stanze dedicate allo studio e alla consultazione, con uno spazio davvero intimo che, se non avessi avuto altri impegni, mi avrebbe potuta trattenere per ore!

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Salendo le scale si arriva fino in cima alla torre Vanoni, lungo le cui pareti sono state collocate le preziose opere di storia locale. Numerose finestre e aperture luminose rendono la salita una vera gioia per gli occhi e per lo spirito, davvero molto interessante!

Infine il banco prestiti: stile moderno, di un colore grigio chiaro, altezza che facilita lo scambio di parole tra i bibliotecari e gli utenti, molto d’impatto. Ho visto anche una postazione di autoprestito, forse un po’ sacrificata in un angolo accanto al banco, ma sono certa che i bibliotecari, che ho visto efficenti e premurosi, hanno valutato e valuteranno nel tempo come promuovere questo servizio.

Una chicca finale: uscendo dalla biblioteca sono stata fermata da una signora che si stava recando proprio verso l’ingresso, non so se mi ha vista scattare foto o se ho la “faccia da turista” ma mi è piaciuto che abbia voluto chiedermi se mi era piaciuta la biblioteca e che mi raccontasse orgogliosa che lei la settimana precedente era stata all’inaugurazione!

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