Natale,bambini e tecnologia

Natale,bambini e tecnologia

Questa sera tra un cartone animato ed un altro di quelli che piacciono a mio figlio sono entrati in casa nostra diversi slogan pubblicitari che invitavano i genitori ad acquistare questo o quel dispositivo munito delle più disparate possibilità per il controllo del minore.

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Foto Ann Wuyts, alcuni diritti riservati

C’è un telefonino, pensato per bambini dai 6 anni in su, di cui la bambina della pubblicità dice che può “chiamare, giocare, imparare e navigare su internet senza la supervisione di un adulto, tanto c’è lui [lo smartphone] a tenermi d’occhio”, sullo sfondo una mamma che usa il proprio smartphone e ogni tanto alza lo sguardo e sorride tranquilla.

Perché limitarsi ad uno smartphone per bambini? I piccoli di casa possono passare direttamente ad uno smartphone per adulti, tanto ci pensano gli operatori telefonici a rendere sicura la navigazione a suon di parole che contengano varie declinazioni o anglicismi di “protezione”.

Io sono solo una mamma, non sono un’educatrice e non sono un’esperta di informatica, sono appassionata di tecnologie, questo sì e mi piace  riflettere su queste tematiche.

Dopo aver visto queste pubblicità mi sono chiesta perché insistere così tanto su dispositivi e opzioni di abbonamento che sostituiscano il genitore in uno dei suoi ruoli fondamentali: educare.

Perché ci preoccupiamo di dare loro un’educazione quando li portiamo al parco, quando andiamo a casa di qualcuno, quando li mettiamo in auto e mettiamo loro la cintura di sicurezza, ma poi va bene che ci pensi un privato di turno a limitare i nostri figli per renderli più sicuri?

Il nuovo Clue Train Manifesto, in 121 tesi, racconta come sono cambiate le cose sul web e definisce le app la “Guantanamo della Rete”, in quanto chiuse nel loro orticello felice, sono di certo funzionali e bellissime ma sono anche mondi chiusi in cui l’utente è solo un consumatore.

Davvero vogliamo lasciare che i nostri figli scoprano internet e la libertà che può offire in questo modo? Davvero vogliamo rinunciare ad un percorso insieme a loro per renderli sicuri sui sentieri digitali?

Io non sono d’accordo, mio figlio usa un tablet di famiglia, senza SIM e con alcune piccole regole che abbiamo definito e che lui ha imparato ad accettare. Abbiamo letto insieme i termini d’uso delle app che utilizza, abbiamo ragionato sui motivi per cui per certe app aspetteremo che diventi più grande, abbiamo visto quali dati si possono inserire e quali invece è bene non diffondere. Ma abbiamo anche mosso i primi passi sul web: da come si inserisce un indirizzo web a come si fa una ricerca semplice e abbiamo aperto un blog in cui lui può condividere con il mondo le sue curiosità, le sole che ritenga valga la pena rendere pubbliche.

Tutto questo lo metterà al sicuro? Probabilmente no, immagino che anche lui attraverserà delle difficoltà, ma forse ci arriverà un po’ più allenato, saprà dove guardare, come impostare i filtri e, spero tanto, si ricorderà del percorso che abbiamo fatto insieme e non si vergognerà di chiedere aiuto.

Quindi cari produttori di telefonini per bambini, cambiate il messaggio delle pubblicità: non vogliamo lasciarli soli con dispositivi che gli permettano o gli vietino qualcosa, vogliamo insegnargli ad essere più consapevoli!

 

 

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