Open!

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220px-linuxday06Il 22 ottobre, esattamente una settimana fa, ho partecipato al mio primo Linux Day.

Sono utente Linux da quando lavoro per il Sistema Bibliotecario Vimercatese (e sono 15 anni!) che ha scelto da sempre di utilizzare sistemi operativi open source, prima Unix e poi Linux.

Sono arrivata a Linux un po’ per caso dunque. Le scuole che ho frequentato, i corsi che mi sono capitati negli anni, i computer che ho acquistato mi hanno sempre proposto di lavorare su Windows, non c’erano alternative e io, che non ero un’esperta, non mi ero fatta molte domande.

Poi nel 2001 l’incontro con il Pinguino e la convinzione che quello era un mondo che mi piaceva un sacco e che volevo farne parte. Chi ha utilizzato Linux in quegli anni si ricorda cosa significava, per utente non molto esperto, avere quel sistema operativo sul pc di casa: una volta per installare i driver di una stampante ho dovuto scaricarli da un sito che li descriveva in un alfabeto che nemmeno sono riuscita ad identificare e ci sono arrivata attraverso un forum in cui, in inglese, altri utenti descrivevano il mio stesso problema. Una gran fatica arrivarci, diversi giorni di studio per capirci qualcosa ma una gran soddisfazione finale!

Gli utenti Linux di quegli anni non si scoraggiavano, per noi non informatici andare a cercare le soluzioni alternative, passare le notti a leggere i forum degli esperti, chiedere aiuto alla community è stata una vera scuola di formazione. La cosa che mi ha sempre stupita era ed è ancora che, anche per utenti poco esperti come me, c’è sempre qualcuno disposto a darti una mano e a dedicarti un po’ del suo tempo.

Oggi le cose sono più semplici, ci sono bellissime distribuzioni Linux che si possono provare ed installare, i produttori spesso si preoccupano degli utenti come noi e in rete si trovano moltissimi materiali utili. Solo alcuni ostinati e poco aperti al mondo (anche Enti Pubblici ahimé) continuano a proporre software che girano esclusivamente su sistemi operativi proprietari.

Quest’anno al Linux Day ho portato anche un mio piccolo contributo: ho raccontato del movimento Coderdojo nella sala dei talk e ho spiegato ai ragazzi che partecipavano al dojo che cos’è Linux.

Ai ragazzi ho detto che Linux è un sistema operativo che è stato creato grazie alla collaborazione. Così come loro, durante un dojo, si confrontano per risolvere dei dubbi e migliorare i programmi, anche gli informatici che lavorano su Linux fanno lo stesso, solo che lo fanno molto più in grande, grazie ad internet!

Il contributo che ho portato al talk è questo:

Un ringraziamento speciale va agli organizzatori: il BrigX di Bernareggio, il ViGLug di Vignate e l’Istituto comprensivo di Bernareggio che ci ha ospitati nella scuola primaria di Villanova.

Naturalmente anche durante il talk si è formato un bel gruppo di persone pronto a collaborare, quindi non vedo l’ora di rivedere e risentire alcuni dei relatori perché ho già un po’ di progetti in mente!

 

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La funzione decorativa della lettura

La funzione decorativa della lettura

Eusebia e` sempre bravissima ad esprimere i concetti di quello che passa dalle biblioteche (e dai bibliotecari)

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Ho cominciato a lavorare come bibliotecaria vent’anni fa.
Era giusto il mese di aprile, e dal primo giorno fui assegnata a due specifiche mansioni: la sezione ragazzi al mattino (come era naturale, essendo io una donna, e quindi portatrice di innata vocazione per i bambini; i bibliotecari maschi e il direttore erano al piano di sotto ad occuparsi di faccende più virili, il pubblico adulto e l’acquisto di libri); il pomeriggio mi spostavo in un punto di prestito di una frazione vicina: una stanza quadrata al piano terra, sotto la scuola elementare, con otto scaffali e quattro tavoli.
In quella biblioteca, aperta dalle 14.00 alle 18.00 tutti i pomeriggi, venivano 15 utenti a giorni alterni, tutti insieme, e ci restavano per quindici minuti: i bambini della scuola elementare durante la ricreazione. Per il resto del tempo l’unica frequentatrice della biblioteca era l’anziana bidella della scuola, una donna grigia i cui…

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Natale,bambini e tecnologia

Natale,bambini e tecnologia

Questa sera tra un cartone animato ed un altro di quelli che piacciono a mio figlio sono entrati in casa nostra diversi slogan pubblicitari che invitavano i genitori ad acquistare questo o quel dispositivo munito delle più disparate possibilità per il controllo del minore.

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Foto Ann Wuyts, alcuni diritti riservati

C’è un telefonino, pensato per bambini dai 6 anni in su, di cui la bambina della pubblicità dice che può “chiamare, giocare, imparare e navigare su internet senza la supervisione di un adulto, tanto c’è lui [lo smartphone] a tenermi d’occhio”, sullo sfondo una mamma che usa il proprio smartphone e ogni tanto alza lo sguardo e sorride tranquilla.

Perché limitarsi ad uno smartphone per bambini? I piccoli di casa possono passare direttamente ad uno smartphone per adulti, tanto ci pensano gli operatori telefonici a rendere sicura la navigazione a suon di parole che contengano varie declinazioni o anglicismi di “protezione”.

Io sono solo una mamma, non sono un’educatrice e non sono un’esperta di informatica, sono appassionata di tecnologie, questo sì e mi piace  riflettere su queste tematiche.

Dopo aver visto queste pubblicità mi sono chiesta perché insistere così tanto su dispositivi e opzioni di abbonamento che sostituiscano il genitore in uno dei suoi ruoli fondamentali: educare.

Perché ci preoccupiamo di dare loro un’educazione quando li portiamo al parco, quando andiamo a casa di qualcuno, quando li mettiamo in auto e mettiamo loro la cintura di sicurezza, ma poi va bene che ci pensi un privato di turno a limitare i nostri figli per renderli più sicuri?

Il nuovo Clue Train Manifesto, in 121 tesi, racconta come sono cambiate le cose sul web e definisce le app la “Guantanamo della Rete”, in quanto chiuse nel loro orticello felice, sono di certo funzionali e bellissime ma sono anche mondi chiusi in cui l’utente è solo un consumatore.

Davvero vogliamo lasciare che i nostri figli scoprano internet e la libertà che può offire in questo modo? Davvero vogliamo rinunciare ad un percorso insieme a loro per renderli sicuri sui sentieri digitali?

Io non sono d’accordo, mio figlio usa un tablet di famiglia, senza SIM e con alcune piccole regole che abbiamo definito e che lui ha imparato ad accettare. Abbiamo letto insieme i termini d’uso delle app che utilizza, abbiamo ragionato sui motivi per cui per certe app aspetteremo che diventi più grande, abbiamo visto quali dati si possono inserire e quali invece è bene non diffondere. Ma abbiamo anche mosso i primi passi sul web: da come si inserisce un indirizzo web a come si fa una ricerca semplice e abbiamo aperto un blog in cui lui può condividere con il mondo le sue curiosità, le sole che ritenga valga la pena rendere pubbliche.

Tutto questo lo metterà al sicuro? Probabilmente no, immagino che anche lui attraverserà delle difficoltà, ma forse ci arriverà un po’ più allenato, saprà dove guardare, come impostare i filtri e, spero tanto, si ricorderà del percorso che abbiamo fatto insieme e non si vergognerà di chiedere aiuto.

Quindi cari produttori di telefonini per bambini, cambiate il messaggio delle pubblicità: non vogliamo lasciarli soli con dispositivi che gli permettano o gli vietino qualcosa, vogliamo insegnargli ad essere più consapevoli!

 

 

La mia visita alla Biblioteca di Morbegno

La mia visita alla Biblioteca di Morbegno

Lo scorso fine settimana ho avuto la possibilità di trascorrere un paio di giorni in Valtellina, un posto per me speciale e che conosco fin da bambina. Ne ho approfittato per visitare una biblioteca di cui si è parlato molto sulla stampa locale (ecco perché è importante usare i feed!) e della quale avevo letto il post Facebook dell’architetto Marco Muscogiuri che ha curato i lavori interni e gli arredi. I lavori di ristrutturazione esterni sono stati affidati all’architetto Marco Ghilotti di Morbegno, esperto conoscitore dell’opera di Caccia Dominioni.

Il progetto originale della Biblioteca Vanoni (1965-66) fu dell’architetto Luigi Caccia Dominioni, milanese, legato a Morbegno da motivi famigliari (suo padre era stato anche sindaco della cittadina). In questa descrizione di Renzo Fallati, direttore della Biblioteca dal 1975 al 2007, si può capire il grande impegno dell’allora sindaco Giulio Spini e della preside e insegnante della scuola locale Virginia Vanoni, per istituire un luogo destinato ad essere la biblioteca di tutti i cittadini. Una delle scelte che più mi ha colpita leggendo la testimonianza di Fallati è lo scaffale aperto: oggi tutti i bibliotecari di biblioteca pubblica danno per scontata questa modalità di accesso alla biblioteca, ma per quegli anni non lo era affatto: i cittadini di Morbegno ebbero davvero l’opportunità di avvicinarsi agli scaffali e girovagare tra le copertine dei libri a loro disposizione.

Proprio parlando di scaffali, mi hanno colpita sicuramente gli scaffali metallici di colore arancione collocati all’ingresso, originari dell’arredamento scelto da Caccia Dominioni, così come alcuni dei tavoli ancora presenti in biblioteca.

scaffaliMa andiamo con ordine: prima di arrivare alla biblioteca ho cercato su internet l’indirizzo della sede: il sito della Provinca di Sondrio mi dava questa indicazione:

Screenshot (9)quindi ho girato un po’ per le vie della cittadina alla ricerca di via Pretorio, pur immaginando che non fosse più la sede della biblioteca, dal momento che c’era quell’indicazione di “provvisorio”. Una volta raggiunta la via ho chiesto a dei passanti e ho avuto la conferma che la biblioteca era tornata alla sua sede originaria, ho quindi raggiunto il parcheggio che mi hanno consigliato e da lì mi sono incamminata verso la biblioteca. La via esatta, l’ho scoperto solo stamattina, è indicata su Wikipedia: via Cortivacci, 2.

L’impatto con la struttura è stato sorprendente, un bellissimo edificio in pietra locale, perfettamente in armonia con il territorio, una collocazione splendida, dentro a un piccolo parco sulle rive del fiume Bitto, la tranquillità era già percepibile dall’esterno!

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Appena passato l’ingresso ci si trova in un piccolo atrio in cui sono stati collocati elementi d’arredo in plexiglass per le informazioni di comunità, sempre da questa zona si accede ai bagni della biblioteca.

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Entrati nella biblioteca vera e propria ci si sente perfettamente a proprio agio, sia per gli spazi che per gli arredi. La zona d’ingresso è ampia e luminosa, oltre agli scaffali aperti ci sono le postazioni per navigare in internet e delle comode poltroncine per la lettura dei giornali. Una grandissima vetrata decorata con libri in volo permette di ammirare il panorama del Monte Disgrazia che svetta in lontananza. La zona del parco è accessibile grazie ad una porticina che invita alla lettura all’aperto, personalmente non vedo l’ora di tornare con un clima più mite per godermi il bellissimo giardino in compagnia di un buon libro!

IMG_20151107_101847IMG_20151107_101903Il grande spazio centrale ospita anche le scaffalature con i libri per i ragazzi, è una zona molto colorata, grazie anche alle sedute che sembrano fatte apposta per loro (dall’alto dei miei 36 anni testimonio che il mio primo pensiero è andato al mal di schiena per la mancanza dello schienale) e questo è un bene, è una zona off limits agli adulti, anche se è fisicamente collocata in uno spazio che è pensato anche per gli adulti.

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Della zona dei piccoli mi sono innamorata, è proprio di fronte alla prima sala, così che i genitori li possano tenere sott’occhio, ma è una zona a se stante, collocata sotto la torre dedicata a Vanoni. Qui la fanno da padrone grandi tappeti gommosi colorati e scaffali a misura di bambino che seguono le pareti rotonde della sala. Purtroppo la mia foto non è venuta un gran che perché la sala era affollata e non volevo ritrarre i piccoli lettori, ma vale davvero la pena cercare qualche immagine online per farsi un’idea completa!
E poi vogliamo parlare dei bellissimi pinguini che decorano le pareti? Una poesia! L’illustratore che li ha realizzati è Guido Scarabottolo.

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Passata questa meravigliosa zona si accede ad una bellissima scala (sono certa che su Instagram questa foto potrebbe avere successo!)

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La parte sotterranea è forse quella che ho preferito di questa biblioteca, ho trovato gli spazi molto intimi e accoglienti: in corridoio c’erano gli scaffali con musica, audiolibri e film, poi tre stanze dedicate allo studio e alla consultazione, con uno spazio davvero intimo che, se non avessi avuto altri impegni, mi avrebbe potuta trattenere per ore!

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Salendo le scale si arriva fino in cima alla torre Vanoni, lungo le cui pareti sono state collocate le preziose opere di storia locale. Numerose finestre e aperture luminose rendono la salita una vera gioia per gli occhi e per lo spirito, davvero molto interessante!

Infine il banco prestiti: stile moderno, di un colore grigio chiaro, altezza che facilita lo scambio di parole tra i bibliotecari e gli utenti, molto d’impatto. Ho visto anche una postazione di autoprestito, forse un po’ sacrificata in un angolo accanto al banco, ma sono certa che i bibliotecari, che ho visto efficenti e premurosi, hanno valutato e valuteranno nel tempo come promuovere questo servizio.

Una chicca finale: uscendo dalla biblioteca sono stata fermata da una signora che si stava recando proprio verso l’ingresso, non so se mi ha vista scattare foto o se ho la “faccia da turista” ma mi è piaciuto che abbia voluto chiedermi se mi era piaciuta la biblioteca e che mi raccontasse orgogliosa che lei la settimana precedente era stata all’inaugurazione!

Perché portare un Coderdojo in biblioteca

Perché portare un Coderdojo in biblioteca

Il giorno 24 ottobre, nell’ambito di Book City 2015,  si è tenuta a Milano, nel nuovo Laboratorio Formentini per l’editoria,  una convention dedicata al mondo dei professionisti del settore: editori, librai, bibliotecari e giovani imprenditori.

Anch’io ho avuto il piacere di partecipare raccontando l’esperienza di Coderdojo Brianza all’interno delle biblioteche di Vimercate, Bellusco e Mezzago, che fanno parte del Sistema Bibliotecario CUBI (Culture Biblioteche), in uno degli incontri pomeridiani, dal significativo titolo: Digitali e collaborativi, i nuovi spazi sociali della biblioteca. Read more