Utopia del software libero. Recensione

Utopia del software libero. Recensione

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Utopia del software libero. Dal Bricolage informatico alla reinvenzione del software libero, Sèbatien Broca, a cura di Giorgio Griziotti, Mimesis, 2018

Recensire questo libro è una grande sfida: il tema è complesso e variegato e, tra le tante suggestioni, quella che a me ha colpito di più e che forse verrà fuori in queste righe è l’analisi della libera circolazione delle informazioni. Read more

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Libri che divorano i lettori

Libri che divorano i lettori

poltrona-blu-marina-a-righe-in-cotone-per-bambini-pirate-1000-14-30-123604_1Erano mesi che aspettavo di leggere un libro della biblioteca dal curioso titolo “I libri che divorarono mio padre“, non sapevo nulla nè della trama nè dell’autore, ma da lettrice appassionata quale sono, non ho resistito a questa inversione di soggetto: non un lettore che divora libri, bensì libri che divorano un lettore!

Finalmente ieri è arrivato, dopo essere stato per mesi nelle case di altri lettori della biblioteca e forse chissà, aver divorato qualcuno!

Con me è successo di certo: ho iniziato a leggerlo ieri sera, 5 ore di sonno e poi di nuovo  lettura mattutina, dovevo finirlo, o meglio… Lui doveva finire me!

Protagonista e narratore è Elias Bonfin, un ragazzo di dodici anni, orfano di padre che, per il suo dodicesimo compleanno riceve dalla nonna un regalo molto speciale: l’accesso alla soffitta, o meglio alla biblioteca del padre e la rivelazione che Vivaldo Bonfin non è morto per infarto, come Elias ha finora creduto, bensì è stato divorato da un libro!

Cari lettori appassionati guardate qui e andate in brodo di giuggiole come è capitato a me:

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Questi sono alcuni degli autori custoditi nella biblioteca Bonfin!

Seguendo le avventure di Elias passerete da un libro all’altro (quindi chissà se seguirete davvero le avventure di Elias oppure se saranno le vostre…):

“Dove vuoi arrivare con questa storia?”

“Anche io posso, nonostante il tuo divieto, disobbedirti e salire le scale della soffitta verso la mia libertà. E non scendere mai più”

“Non ti permettere! E poi una cosa è vivere passando da un libro all’altro, ma come potresti vivere in una vecchia soffitta?”

“Semplice, passerei di libro in libro”.

Mia madre scrollò le spalle con un sospiro e se ne andò.

“I libri, uno accanto all’altro sullo scaffale sono universi paralleli” gridai verso il salone, ma non ottenni risposta.

In questo viaggio sono passata attraverso le pagine e i personaggi dei libri più belli che abbia mai letto, scoprendo alcune chicche sulle quali non mi ero mai soffermata perché, come dice Raskolnikov (eh sì, c’è anche lui!) ogni volta il lettore fa un’esperienza nuova, diversa, perché quando leggiamo un romanzo siamo come ciechi che devono descrivere un elefante: se tocchiamo solo la proboscide lo descriveremo come un seprente, se tocchiamo solo la zampa ci sembrerà una grossa colonna, se tocchiamo l’orecchio sembrerà un grosso ventaglio…

E poi nel libro si trovano anche citazioni di filosofi cinesi, poeti e pittori di cui conosco meno nel dettaglio le opere e le teorie ma che ormai sono diventati nuovi luoghi e derive verso cui andare.

Ma ora si è fatto tardi, il portale del mio universo parallelo mi aspetta, ho giusto un Cardellino che ha da dirmi qualcosa, chissà che non ci si veda tra un passaggio e un altro in questi meravigliosi universi!

 

afa091_16004d8540364c7a8e0e9d6fb508dfbb~mv2_d_2089_3165_s_2Titolo: I libri che divorarono mio padre

Autore: Alfonso Cruz

Editore: Lo Editions | Old Kids

Anno: 2017

Pagine: 119

Nota del tutto personale: caratteri grandi, grafica molto curata, carta utilizzata bellissima!

Il gioco in biblioteca

Il gioco in biblioteca

Ieri il collega Francesco Mazzetta ha scritto un post che mi è piaciuto molto e che si può leggere sul suo blog: http://ossessionicontaminazioni.blogspot.it/2016/11/igd2016-riflessioni-su-un-sabato-di.html?spref=tw

Questo mio post è forse per ricordare a me stessa e condividere pubblicamente come sono entrata in quest’avventura che coinvolge le biblioteche e porta i bibliotecari a riflettere su collezioni  più ampie e nuove competenze da sviluppare.

Io sono una bibliotecaria un po’ anomala credo: lavoro in un ufficio helpdesk che fornisce assistenza alle 70 biblioteche di un Sistema bibliotecario nell’est milanese. Non sono al banco, non ho una collezione da gestire, non ho contatti con gli utenti, se non attraverso le risposte che posso fornire loro quando ci contattano per chiedere informazioni.

Sono comunque sempre in contatto con tanti bibliotecari con i quali cerchiamo di risolvere i piccoli problemi quotidiani che capitano in biblioteca. La bibliotecaria è uno dei lavori che sognavo di fare quando da piccola immaginavo il mio futuro (l’altro era la veterinaria)  e quindi mi spiego così la passione che ci metto e l’entusiasmo, a volte forse un po’ troppo, che vorrei portare ovunque quando si parla di biblioteca.

Nel 2014 ho visto passare un messaggio di Francesco nella lista di discussione di bibliotecari, un messaggio in cui ho scoperto dell’esistenza dell’International Games Day @Your Library. Come spesso mi succede quando leggo notizie particolarmente interessanti ma che non ho il tempo di approfondire, ho archiviato l’informazione e ho proseguito nel mio lavoro.

Nell’estate 2015 ho capito che era il momento di andare a riprendere l’informazione archiviata e provare a ragionarci un po’ su.  Io sono volontaria in un coderdojo, un movimento in cui, per farla brevissima, adulti esperti di informatica insegnano ai giovani a programmarsi un proprio videogioco. I nostri eventi sono ospitati nelle biblioteche del Sistema e quindi ho realizzato che i miei ragazzi avevano pieno diritto di entrare a far parte della Giornata internazionale del gioco (e videogioco ovviamente).

Il passo è stato breve: ho contattato Francesco per saperne di più, ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo dell’iniziativa e abbiamo iniziato a lavorare in squadra per poter condividere questa esperienza con il maggior numero di biblioteche possibili. In seguito si sono aggiunti a noi in pianta stabile Alberto Raimondi già nel 2015 e Daniele Brunello nel 2016 ma abbiamo anche numerosi colleghi ovunque che ci supportano per tante piccole cose (ospitare il gruppo, testare i giochi con noi, aiutarci con la grafica o le traduzioni in inglese, ecc. ecc.).

Due meravigliosi sponsor che abbiamo contattato per raccontare loro della nostra iniziativa hanno voluto regalare diversi giochi alle biblioteche italiane aderenti a IGD e abbiamo quindi incrementato le collezioni delle biblioteche con le proposte di Asterion Press e Red Glove.

Vudù: uno dei giochi Red Glove testato sabato 5 novembre

Il gioco unisce generazioni, apre alla possibilità di integrazione, impegna nelle giornate noiose, diverte e offre spunti di conversazione. Come possono le piazze del sapere non offrire una simile opportunità?

Non mi dilungo oltre su questo aspetto, lo ha già analizzato molto bene Francesco nel suo post. Vorrei concentrarmi invece sull’aspetto organizzativo della Giornata. Il 19 novembre di quest’anno oltre 50 biblioteche italiane (più 70% rispetto al 2015!) promuoveranno il gioco in biblioteca attraverso iniziative molto interessanti, la maggior parte di esse, oltre a far provare i giochi ricevuti in dono dagli sponsor, chiederà agli utenti di portare giochi da casa, coinvolgerà associazioni e tutto sarà animato in modo insolito e particolare.

Crossing: uno dei giochi Asterion testato sabato 5 novembre
Crossing: uno dei giochi Asterion testato sabato 5 novembre

Come si arriva a questo? Credo sia piuttosto evidente che, senza un coordinamento, senza la professionalità dei bibliotecari più esperti o che hanno avuto il tempo, la possibilità e la voglia di imparare e che si sono costituiti spontaneamente in gruppo di lavoro, non ci sarebbe stato questo risultato. Credo tuttavia che bearsi di una giornata così, pur piacevole che sia, non sia serio per nessuno, occorre provare a ragionare sui vari aspetti del gioco in biblioteca in modo da rendere questo servizio permanente e dare un senso e una connotazione forte ad una precisa volontà da parte delle biblioteche stesse.

E allora raccolgo l’ultimo appello di Francesco e lo faccio un po’ anche mio: il gruppo IGD dovrebbe continuare a lavorare su questo tema che ha dimostrato essere di largo interesse non solo per i bibliotecari ma anche per le comunità che fanno parte delle biblioteche e attorno alle quali i nuovi bibliotecari devono guardare per costruire le collezioni.

Quindi come integrare i giochi e videogiochi in biblioteca? Come selezionarli? Come catalogarli? Come promuoverli? Come fare in modo che la biblioteca rimanga tale e non si trasformi in centro di intrattenimento? Ma queste sono solo alcune delle domande che normalmente ci si pone quando si intraprende questo percorso, ecco perché anch’io da bibliotecaria associata AIB vorrei che nascesse una commissione permanente di riferimento su questa tematica, così che il 19 novembre del prossimo anno 50 biblioteche italiane divengano master (per usare un termine caro ai gamers) di almeno altre 50 biblioteche che vogliano entrare in questo progetto!

La mia visita alla Biblioteca di Morbegno

La mia visita alla Biblioteca di Morbegno

Lo scorso fine settimana ho avuto la possibilità di trascorrere un paio di giorni in Valtellina, un posto per me speciale e che conosco fin da bambina. Ne ho approfittato per visitare una biblioteca di cui si è parlato molto sulla stampa locale (ecco perché è importante usare i feed!) e della quale avevo letto il post Facebook dell’architetto Marco Muscogiuri che ha curato i lavori interni e gli arredi. I lavori di ristrutturazione esterni sono stati affidati all’architetto Marco Ghilotti di Morbegno, esperto conoscitore dell’opera di Caccia Dominioni.

Il progetto originale della Biblioteca Vanoni (1965-66) fu dell’architetto Luigi Caccia Dominioni, milanese, legato a Morbegno da motivi famigliari (suo padre era stato anche sindaco della cittadina). In questa descrizione di Renzo Fallati, direttore della Biblioteca dal 1975 al 2007, si può capire il grande impegno dell’allora sindaco Giulio Spini e della preside e insegnante della scuola locale Virginia Vanoni, per istituire un luogo destinato ad essere la biblioteca di tutti i cittadini. Una delle scelte che più mi ha colpita leggendo la testimonianza di Fallati è lo scaffale aperto: oggi tutti i bibliotecari di biblioteca pubblica danno per scontata questa modalità di accesso alla biblioteca, ma per quegli anni non lo era affatto: i cittadini di Morbegno ebbero davvero l’opportunità di avvicinarsi agli scaffali e girovagare tra le copertine dei libri a loro disposizione.

Proprio parlando di scaffali, mi hanno colpita sicuramente gli scaffali metallici di colore arancione collocati all’ingresso, originari dell’arredamento scelto da Caccia Dominioni, così come alcuni dei tavoli ancora presenti in biblioteca.

scaffaliMa andiamo con ordine: prima di arrivare alla biblioteca ho cercato su internet l’indirizzo della sede: il sito della Provinca di Sondrio mi dava questa indicazione:

Screenshot (9)quindi ho girato un po’ per le vie della cittadina alla ricerca di via Pretorio, pur immaginando che non fosse più la sede della biblioteca, dal momento che c’era quell’indicazione di “provvisorio”. Una volta raggiunta la via ho chiesto a dei passanti e ho avuto la conferma che la biblioteca era tornata alla sua sede originaria, ho quindi raggiunto il parcheggio che mi hanno consigliato e da lì mi sono incamminata verso la biblioteca. La via esatta, l’ho scoperto solo stamattina, è indicata su Wikipedia: via Cortivacci, 2.

L’impatto con la struttura è stato sorprendente, un bellissimo edificio in pietra locale, perfettamente in armonia con il territorio, una collocazione splendida, dentro a un piccolo parco sulle rive del fiume Bitto, la tranquillità era già percepibile dall’esterno!

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Appena passato l’ingresso ci si trova in un piccolo atrio in cui sono stati collocati elementi d’arredo in plexiglass per le informazioni di comunità, sempre da questa zona si accede ai bagni della biblioteca.

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Entrati nella biblioteca vera e propria ci si sente perfettamente a proprio agio, sia per gli spazi che per gli arredi. La zona d’ingresso è ampia e luminosa, oltre agli scaffali aperti ci sono le postazioni per navigare in internet e delle comode poltroncine per la lettura dei giornali. Una grandissima vetrata decorata con libri in volo permette di ammirare il panorama del Monte Disgrazia che svetta in lontananza. La zona del parco è accessibile grazie ad una porticina che invita alla lettura all’aperto, personalmente non vedo l’ora di tornare con un clima più mite per godermi il bellissimo giardino in compagnia di un buon libro!

IMG_20151107_101847IMG_20151107_101903Il grande spazio centrale ospita anche le scaffalature con i libri per i ragazzi, è una zona molto colorata, grazie anche alle sedute che sembrano fatte apposta per loro (dall’alto dei miei 36 anni testimonio che il mio primo pensiero è andato al mal di schiena per la mancanza dello schienale) e questo è un bene, è una zona off limits agli adulti, anche se è fisicamente collocata in uno spazio che è pensato anche per gli adulti.

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Della zona dei piccoli mi sono innamorata, è proprio di fronte alla prima sala, così che i genitori li possano tenere sott’occhio, ma è una zona a se stante, collocata sotto la torre dedicata a Vanoni. Qui la fanno da padrone grandi tappeti gommosi colorati e scaffali a misura di bambino che seguono le pareti rotonde della sala. Purtroppo la mia foto non è venuta un gran che perché la sala era affollata e non volevo ritrarre i piccoli lettori, ma vale davvero la pena cercare qualche immagine online per farsi un’idea completa!
E poi vogliamo parlare dei bellissimi pinguini che decorano le pareti? Una poesia! L’illustratore che li ha realizzati è Guido Scarabottolo.

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Passata questa meravigliosa zona si accede ad una bellissima scala (sono certa che su Instagram questa foto potrebbe avere successo!)

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La parte sotterranea è forse quella che ho preferito di questa biblioteca, ho trovato gli spazi molto intimi e accoglienti: in corridoio c’erano gli scaffali con musica, audiolibri e film, poi tre stanze dedicate allo studio e alla consultazione, con uno spazio davvero intimo che, se non avessi avuto altri impegni, mi avrebbe potuta trattenere per ore!

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Salendo le scale si arriva fino in cima alla torre Vanoni, lungo le cui pareti sono state collocate le preziose opere di storia locale. Numerose finestre e aperture luminose rendono la salita una vera gioia per gli occhi e per lo spirito, davvero molto interessante!

Infine il banco prestiti: stile moderno, di un colore grigio chiaro, altezza che facilita lo scambio di parole tra i bibliotecari e gli utenti, molto d’impatto. Ho visto anche una postazione di autoprestito, forse un po’ sacrificata in un angolo accanto al banco, ma sono certa che i bibliotecari, che ho visto efficenti e premurosi, hanno valutato e valuteranno nel tempo come promuovere questo servizio.

Una chicca finale: uscendo dalla biblioteca sono stata fermata da una signora che si stava recando proprio verso l’ingresso, non so se mi ha vista scattare foto o se ho la “faccia da turista” ma mi è piaciuto che abbia voluto chiedermi se mi era piaciuta la biblioteca e che mi raccontasse orgogliosa che lei la settimana precedente era stata all’inaugurazione!

Perché portare un Coderdojo in biblioteca

Perché portare un Coderdojo in biblioteca

Il giorno 24 ottobre, nell’ambito di Book City 2015,  si è tenuta a Milano, nel nuovo Laboratorio Formentini per l’editoria,  una convention dedicata al mondo dei professionisti del settore: editori, librai, bibliotecari e giovani imprenditori.

Anch’io ho avuto il piacere di partecipare raccontando l’esperienza di Coderdojo Brianza all’interno delle biblioteche di Vimercate, Bellusco e Mezzago, che fanno parte del Sistema Bibliotecario CUBI (Culture Biblioteche), in uno degli incontri pomeridiani, dal significativo titolo: Digitali e collaborativi, i nuovi spazi sociali della biblioteca. Read more