Utopia del software libero. Recensione

Utopia del software libero. Recensione

copertina
Utopia del software libero. Dal Bricolage informatico alla reinvenzione del software libero, Sèbatien Broca, a cura di Giorgio Griziotti, Mimesis, 2018

Recensire questo libro è una grande sfida: il tema è complesso e variegato e, tra le tante suggestioni, quella che a me ha colpito di più e che forse verrà fuori in queste righe è l’analisi della libera circolazione delle informazioni.

Sono arrivata a leggere queste 247 pagine grazie alla segnalazione di Elia Bellussi (che ringrazio!), nella mailing list nazionale dedicata all’organizzazione italiana del Linux Day (a proposito quest’anno sarà il 27 ottobre!).

Giorgio Griziotti, curatore dell’opera, ha voluto far conoscere in Italia questo libro scritto nel 2013 dal professor Sébastien Broca, sociologo e docente di Scienze dell’informazione e della comunicazione all’Università Paris 8, oltre che membro membro dello European Network on Digital Labour (ENDL).

Un’analisi come quella che troverete in queste pagine è difficile da trovare altrove, perché Broca analizza gli aspetti tecnici, giuridici, economici e socioculturali del Software Libero (da ora in poi “Libero”) e non lo fa solo per analizzarne gli aspetti positivi, ma anche per mettere in luce alcune criticità.

Questo saggio si divide in tre parti principali: la prima è una presentazione storica e generale del movimento del software libero, la seconda parte è una riflessione sul valore etico del Libero e sui fondamenti della sua utopia e infine la terza parte fa riferimento a due politiche del Libero:  l’integrazione del software in progetti di trasformazione sociale più ampi e il fascino che il Libero ha suscitato in una parte della Sinistra radicale che ne ha fatti propri i principi portandolo a diventare l’emblema di un superamento di sé stesso operato dal capitalismo.

Una bella citazione, da fare subito per entrare dentro alla questione “utopia” del titolo è la definizione di “utopia concreta” elaborata da Ernst Bloch, secondo il quale l’utopia è legata a un’esperienza soggettiva: l’insoddisfazione per il mondo esistente e la dolorosa sensazione che “manca qualcosa”. Da questo stato d’animo nascono i “sogni ad occhi aperti” che, a differenza dei sogni notturni, esprimono una speranza e spingono all’azione.

Bloch stesso però mette in guardia dai sogni ad occhi aperti perché non tutti si concretizzano e la maggior parte rimane solo utopia irrealistica. L’utopia realistica trova concretezza nel momento in cui viene nutrita da una conoscenza puntuale della realtà storica e delle sue potenzialità. L’utopia realistica o concreta deve instaurare una distanza rispetto all’esistente, senza però farne tabula rasa. L’utopia concreta è critica, perché è in grado di far risaltare degli aspetti del mondo sociale inaccettabili e  successivamente essa si incarna in una serie di azioni e movimenti per porvi rimedio.

In questo contesto viene quindi analizzato il movimento del software libero.

Nel libro troverete una citazione di Cory Doctorow che per me riassume alla perfezione la contrapposizione tra ciò che ha da offrire il Libero e ciò che invece si ha con il software (o l’hardware) proprietario:

Regalare un iPad ai vostri figli non è il modo per far loro capire che possono montare o smontare come vogliono il mondo che li circonda. E’ un modo per dire loro che anche cambiare le pile è un compito da professionisti.

Se questa frase ha suscitato in voi la voglia di approfondire e capire bene cosa significa perdere il controllo sugli oggetti e, anzi, venirne controllati, andate a vedere la campagna Defective by design nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli dei dispositivi.

Davvero i temi affrontati nell’Utopia del software libero sono molteplici, ma quello che più mi sta a cuore, forse perché sono una bibliotecaria chissà… E’ l’aspetto che riguarda la libera circolazione dell’informazione, che poi è il valore che sta al centro dell’attivismo nato negli anni duemila, sulle basi del Libero.

In realtà già negli anni Quaranta Norbert Wiener difendeva l’idea secondo la quale il mondo può essere compreso solo attraverso gli scambi di informazione che avvengono al suo interno. Dagli anni Ottanta Richard Stallman dichiara pubblicamente che l’idea di possedere l’informazione è nociva in quanto ha delle conseguenze materiali e morali pericolose. Secondo Stallman la privatizzazione dell’informazione e il suo sottoutilizzo porta a una grande perdita di tempo, è un ostacolo all’avanzamento della conoscenza, che deve poter essere costruita a partire dal lavoro degli altri.

Oggi il Libero non è più soltanto costruzione di pratiche alternative, ma anche un movimento intellettuale che vuole pesare sulle decisioni politiche che possono mettere in pericolo tali pratiche.

C’è un aspetto di criticità che solleva Broca e cioè che l’accesso all’informazione non implica uguaglianza di tutti davanti a quest’ultima. Disporre di un’informazione non significa avere le competenze individuali per darle senso. L’accesso all’informazione è solamente una delle condizioni necessarie per l’acquisizione di conoscenza, perché poi bisogna fare i conti con una distribuzione disomogenea e ineguale dei capitali economici e culturali.

Il Libero lotta affinché internet mantenga la sua promessa, ossia quella di favorire l’accesso del maggior numero di persone a determinati mezzi necessari per accumulare conoscenze, controllare le decisioni che vengono prese dai politici ed elaborare nuove forme di azione collettiva, il Libero, per fare questo deve continuare ad aprirsi ad altri settori e ad altri protagonisti sociali.

Da questo punto in poi del saggio si entra nel merito del Libero nel mondo della politica, io invece vedo un percorso parallelo a quello delle biblioteche. Abbiamo una strada che, per molti versi, ha percorso e continua a percorrere gli stessi obiettivi.

Sappiamo molto bene quanto sia importante offrire un supporto professionale nel reperimento delle informazioni, sappiamo fornire i giusti materiali a seconda della persona che ce li sta chiedendo, siamo una rete di professionisti che si è costruita con legami solidi nel tempo. Oggi più che mai credo sia necessario fare in modo che l’utopia concreta possa realizzarsi anche attraverso un percorso che possiamo fare insieme, attraverso il lavoro che sappiamo fare meglio, ossia quello di promuovere e favorire l’accesso alla conoscenza a tutte le fasce d’età, puntando anche sugli adulti che a volte si sono persi dietro agli oggetti o ai siti di business più che imparare ad utilizzare le informazioni a disposizione.

Broca conclude augurandosi che il Libero, con il suo metodo sperimentale e collaborativo, entri nel mondo della politica, portando un modo nuovo di fare politica perché attualmente essa è povera di bricoleur e di visionari e io, nel mio piccolo, mi auguro che le biblioteche possano aiutare gli informatici e gli intellettuali in questo compito per raggiungere la nostra utopia concreta.

Utopia del software libero. Dal bricolage informatico alla reinvenzione sociale, Sébastien Broca, a cura di Giorgio Griziotti, Mimesis, 2018.

 

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