Tutti a scuola! Parola d’ordine: sicurezza

Tutti a scuola! Parola d’ordine: sicurezza

La scuola è ricominciata da meno di una settimana e io, da mamma di uno studente delle elementari, sono già sull’orlo di una crisi di nervi. Lo so, lo so: sono in buona compagnia, ho visto i post che girano sui social e tutti i like e i commenti di solidarietà! Se non altro, ma non c’è di che consolarsi, credo che anche le maestre (e i maestri, che sebbene rari, esistono) siano vicini a uno stato di isteria perché mi pare che abbiano anche loro fonti di stress che arrivano da tutte le parti.

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Ma andiamo con ordine.

Comunicazioni dalla prima riunione di classe a cui non ho partecipato perché, ahimé non posso prendere ore di permesso e quindi ringrazio di cuore la mamma rappresentante di classe che, in modo imparziale e impeccabile, svolge un compito assai difficile!

“Si ricorda che è vietato tornare a scuola dopo l’orario di chiusura e nemmeno si possono far rientrare i ragazzi in classe, anche se si accorgono di aver dimenticato qualcosa e sono ancora nel cortile”, “durante l’intervallo alcuni giochi, come nascondino, non sono più fattibili“, si ricorda che “non si devono portare i bambini alle riunioni”, “si raccomanda di consegnare tutti i moduli presenti sul sito della scuola”…

La questione “moduli” è fantastica, vale la pena spenderci due righe. Inannzitutto nella catgoria dei quasi esauriti ci metterei anche il personale delle segreterie perché chi ha figli a scuola si è già scontrato con la modulistica vaccini: lunghe code in segreteria, nonni confusi perché dovevano solo consegnare e invece si ritrovano a dover fare da portavoce per qualcosa che non va, fotocopie dei libretti da allegare alle autocertificazioni, insomma niente di nuovo. Mi immagino però gli impiegati nel momento in cui dovranno verificare con l’ASL se, effettivamente, ciò che abbiamo dichiarato corrisponde al vero. Perché lo faranno, giusto? E comunque mi viene in mente un piccolo e potente strumento chiamato Carta dei Servizi che ha un microchip dove, in teoria, c’è scritta tutta la nostra storia clinica e magari era più comodo certificare con quella i vaccini dei nostri giovani ragazzi… Mah, questo è un mistero che lascerò tale perché sto divagando.

Altro modulo, altra meraviglia: l’entrata e l’uscita a scuola. Ho dovuto certificare che mio figlio arriva a scuola da solo ed è autorizzato a uscire da solo (ovviamente non è così, ma metti che un giorno va a prenderlo il nonno a cui magari non ho fatto delega… non sia mai!) la cosa bella è l’allegato al modulo, in cui dichiaro di aver personalmente verificato la sicurezza del tragitto casa-scuola.

Che cosa posso verificare? Che i vasi dei balconi sulla via siano ben ancorati ai balconi? Che automobilisti indisciplinati non passino di lì? Che non ci siano buchi neri che fagocitano i bambini?

Ultima categoria di stressati: i ragazzi ovviamente! Ve li immaginate per tutte le ore di scuola, fermi al loro banco e attenti alle lezioni, non vedono l’ora che arrivi l’intervallo ma… Non possono correre, non possono creare palline con la carta, non possono fare le scale, non possono andare in bagno se sono già usciti dall’edificio, non possono giocare a nascondino, veramente eh! Non mi sto inventando niente! Io mi sfogherei almeno con un bel panino alla Nutella ma… Non possono perché devono mangiare frutta, ahhhhhh!!!!

E poi una sera succede questo: cazzeggio su Instagram e mi appare la pubblicità di uno smartwatch pensato per essere il “suo primo telefonino”. Può contenere fino a 12 numeri in rubrica e il genitore, attraverso il GPS, può sempre localizzare il proprio cucciolo, per la sua sicurezza ovvio! Come se io, che lavoro a 30 km da casa, mi accorgo che magari sta percorrendo una via che non ho verificato personalmente, mi fiondo al parcheggio, brucio i semafori, suono a tutti in tangenziale, arrivo da lui e… lo salvo!

Allora ho pensato alle dichiarazioni della Ministra Fedeli, ossia al fatto che per lei lo smartphone in classe è uno strumento utile e che è vetusta l’idea secondo cui può essere fonte di distrazione o segno di poco rispetto nei confronti dell’insegnante. Personalmente sono anche d’accordo ma prima non ci sarebbe qualcosa da rivedere? Vogliamo che questi ragazzi siano immersi nella più totale sicurezza e facciamo in modo non che imparino da soli ad attraversare una strada o a percorre una via, che si sbuccino un ginocchio o che possano gestire la propria pipì secondo necessità, no… Perché a quello ci pensano i divieti che qualche adulto sfortunato deve far rispettare. Noi per fare le ossa a questi ragazzi li mandiamo in rete con gli smartphone, ciascuno il proprio, così almeno imparano anche le differenze sociali tra chi ha un iPhoneX e chi un vecchio Nokia di seconda mano del papà.

Preferivo di gran lunga quando andavo a scuola io e il bidello mi faceva piangere perché tagliava il becco troppo lungo di una delle galline che teneva nel cortile della scuola e quando, se la mamma era in ritardo, ero autorizzata a parlare con i genitori delle mie compagne di classe e aspettavo lì con loro.

Ma la consolazione è che mancano soltanto 9 mesi alla fine di questo incubo, poi torneranno le vacanze e il sole, il mare, le corse e le sbucciature sulle ginocchia! E io tornerò a dimenticarmi che esistono scadenze, libri da ordinare per tempo, moduli da consegnare, pagelle da scaricare…

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