Se non ti piace Youtube…

Se non ti piace Youtube…

Se non ti piace Youtube, la tua vita non ha senso

Questo mi dice ormai da qualche settimana mio figlio, piena generazione z. Ecco forse lui è un po’ esagerato, non ci vedo un significato così “filosofico” nel fatto che a qualcuno piaccia o meno Youtube, anche se questa mattina, in preda al panico da elettrodomestico impazzito, ero grata ai videotutorial!

La giornata è iniziata con un bel carico di lavatrice: i maglioni accumulati negli ultimi giorni sono finiti nel cestello e via, pronto il programma per il lavaggio. A un certo punto non sento più la lavatrice, vado a vedere e… con mio grande orrore trovo il suo display lampeggiante e con errore F5!

Il panico mi assale, inizio a pensare all’obsolescenza programmata e suddivido le 800 euro della lavasciugatrice per 6, il numero di anni che sono passati da quando l’ho acquistata, ho quasi la certezza assoluta: è così, è stata programmata per finire la sua vita adesso ma io non sono pronta a farne a meno e oltretutto non con dentro un carico di maglioni inzuppati!

Vado a cercare il manuale, una rassicurante figura di donna sorridente mi innervosisce ancora di più: perché accidenti sorride questa, tanto la vita del suo elettrodomestico è brevissima! Sfoglio velocemente e arrivo alla descrizione dei guasti, nessun codice è riportato, solo alcune frasette e cose ovvie, tipo spegnere e riaccendere, togliere e rimettere il cavo, cose che ovviamente ho già provato, senza risultato. Disperata leggo un numero di assistenza clienti, con una tariffa al minuto esorbitante, ma mi decido perché voglio capire cosa sia quel maledetto errore F5.

Non tengo mai attaccato il telefono fisso, non voglio essere disturbata dai centralinisti che chiamano per promuovere qualsiasi cosa e così ho ancora un vecchio telefono Telecom degli anni Novanta che mi ha dato mia madre e che attacco alla linea solo quando mi si rende indispensabile farlo. Peccato che il centralino non è in grado di smistare le chiamate, o meglio, il mio telefono è così vetusto che quando digito le cifre per parlare con qualcuno, la segreteria non è in grado di riceverle e quindi dopo un paio di infruttosi tentativi “decidono” che la mia non è un’emergenza e mi buttano giù.

A quel punto mio figlio, calmo e rilassato mi propone di vedere se su Youtube si trova un tutorial che ci spieghi cosa sta succedendo, io scettica lo accontento, in fondo ho il pc proprio a portata di mano.

Ed eccola qui, non è meravigliosa? Con le sue mani ben curate e le perle che le danno un tocco chic, questa perfetta padrona di casa mi mostra che il mio è probabilmente solo un problema del filtro e mi suggerisce anche di usare la placca del forno per svuotare l’acqua (quanti di voi ogni volta che devono aprire quel tappo maledicono l’acqua che se ne va in giro per il bagno perché non esiste un secchio dove raccoglierla?).

Senza perle, con i capelli spettinati, il pigiama e una felpa un po’ ridicola mi avvio decisa verso la lavatrice, svuoto il filtro come mi ha insegnato la signora chic e cosa trovo? Un foglietto acchiappacolore finito lì chissà come! Lo rimuovo, faccio un carico di acqua, uno scarico e… funziona!

Non importa che il bagno sia un completo disastro, che abbia fatto tardi sulla mia “tabella di marcia” e che sia ancora in pigiama e felpa alle 11.30 di una domenica mattina qualsiasi, in quel momento mi sento strafiga per essermela cavata con le mie mani, a dispetto del manuale con la signora sorridente a cui va tutto bene.

Il mio piccolo digital boy è convinto della sua affermazione e orgoglioso per avermi dato il suggerimento, io ancora non sono certa che la sua frase sia una verità, ma sono sicura che al prossimo tutorial che mi sistemerà un odioso rumore che viene dal forno… Potrei convincermene!

 

Il gioco in biblioteca

Il gioco in biblioteca

Ieri il collega Francesco Mazzetta ha scritto un post che mi è piaciuto molto e che si può leggere sul suo blog: http://ossessionicontaminazioni.blogspot.it/2016/11/igd2016-riflessioni-su-un-sabato-di.html?spref=tw

Questo mio post è forse per ricordare a me stessa e condividere pubblicamente come sono entrata in quest’avventura che coinvolge le biblioteche e porta i bibliotecari a riflettere su collezioni  più ampie e nuove competenze da sviluppare.

Io sono una bibliotecaria un po’ anomala credo: lavoro in un ufficio helpdesk che fornisce assistenza alle 70 biblioteche di un Sistema bibliotecario nell’est milanese. Non sono al banco, non ho una collezione da gestire, non ho contatti con gli utenti, se non attraverso le risposte che posso fornire loro quando ci contattano per chiedere informazioni.

Sono comunque sempre in contatto con tanti bibliotecari con i quali cerchiamo di risolvere i piccoli problemi quotidiani che capitano in biblioteca. La bibliotecaria è uno dei lavori che sognavo di fare quando da piccola immaginavo il mio futuro (l’altro era la veterinaria)  e quindi mi spiego così la passione che ci metto e l’entusiasmo, a volte forse un po’ troppo, che vorrei portare ovunque quando si parla di biblioteca.

Nel 2014 ho visto passare un messaggio di Francesco nella lista di discussione di bibliotecari, un messaggio in cui ho scoperto dell’esistenza dell’International Games Day @Your Library. Come spesso mi succede quando leggo notizie particolarmente interessanti ma che non ho il tempo di approfondire, ho archiviato l’informazione e ho proseguito nel mio lavoro.

Nell’estate 2015 ho capito che era il momento di andare a riprendere l’informazione archiviata e provare a ragionarci un po’ su.  Io sono volontaria in un coderdojo, un movimento in cui, per farla brevissima, adulti esperti di informatica insegnano ai giovani a programmarsi un proprio videogioco. I nostri eventi sono ospitati nelle biblioteche del Sistema e quindi ho realizzato che i miei ragazzi avevano pieno diritto di entrare a far parte della Giornata internazionale del gioco (e videogioco ovviamente).

Il passo è stato breve: ho contattato Francesco per saperne di più, ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo dell’iniziativa e abbiamo iniziato a lavorare in squadra per poter condividere questa esperienza con il maggior numero di biblioteche possibili. In seguito si sono aggiunti a noi in pianta stabile Alberto Raimondi già nel 2015 e Daniele Brunello nel 2016 ma abbiamo anche numerosi colleghi ovunque che ci supportano per tante piccole cose (ospitare il gruppo, testare i giochi con noi, aiutarci con la grafica o le traduzioni in inglese, ecc. ecc.).

Due meravigliosi sponsor che abbiamo contattato per raccontare loro della nostra iniziativa hanno voluto regalare diversi giochi alle biblioteche italiane aderenti a IGD e abbiamo quindi incrementato le collezioni delle biblioteche con le proposte di Asterion Press e Red Glove.

Vudù: uno dei giochi Red Glove testato sabato 5 novembre

Il gioco unisce generazioni, apre alla possibilità di integrazione, impegna nelle giornate noiose, diverte e offre spunti di conversazione. Come possono le piazze del sapere non offrire una simile opportunità?

Non mi dilungo oltre su questo aspetto, lo ha già analizzato molto bene Francesco nel suo post. Vorrei concentrarmi invece sull’aspetto organizzativo della Giornata. Il 19 novembre di quest’anno oltre 50 biblioteche italiane (più 70% rispetto al 2015!) promuoveranno il gioco in biblioteca attraverso iniziative molto interessanti, la maggior parte di esse, oltre a far provare i giochi ricevuti in dono dagli sponsor, chiederà agli utenti di portare giochi da casa, coinvolgerà associazioni e tutto sarà animato in modo insolito e particolare.

Crossing: uno dei giochi Asterion testato sabato 5 novembre
Crossing: uno dei giochi Asterion testato sabato 5 novembre

Come si arriva a questo? Credo sia piuttosto evidente che, senza un coordinamento, senza la professionalità dei bibliotecari più esperti o che hanno avuto il tempo, la possibilità e la voglia di imparare e che si sono costituiti spontaneamente in gruppo di lavoro, non ci sarebbe stato questo risultato. Credo tuttavia che bearsi di una giornata così, pur piacevole che sia, non sia serio per nessuno, occorre provare a ragionare sui vari aspetti del gioco in biblioteca in modo da rendere questo servizio permanente e dare un senso e una connotazione forte ad una precisa volontà da parte delle biblioteche stesse.

E allora raccolgo l’ultimo appello di Francesco e lo faccio un po’ anche mio: il gruppo IGD dovrebbe continuare a lavorare su questo tema che ha dimostrato essere di largo interesse non solo per i bibliotecari ma anche per le comunità che fanno parte delle biblioteche e attorno alle quali i nuovi bibliotecari devono guardare per costruire le collezioni.

Quindi come integrare i giochi e videogiochi in biblioteca? Come selezionarli? Come catalogarli? Come promuoverli? Come fare in modo che la biblioteca rimanga tale e non si trasformi in centro di intrattenimento? Ma queste sono solo alcune delle domande che normalmente ci si pone quando si intraprende questo percorso, ecco perché anch’io da bibliotecaria associata AIB vorrei che nascesse una commissione permanente di riferimento su questa tematica, così che il 19 novembre del prossimo anno 50 biblioteche italiane divengano master (per usare un termine caro ai gamers) di almeno altre 50 biblioteche che vogliano entrare in questo progetto!

Open!

Open!

220px-linuxday06Il 22 ottobre, esattamente una settimana fa, ho partecipato al mio primo Linux Day.

Sono utente Linux da quando lavoro per il Sistema Bibliotecario Vimercatese (e sono 15 anni!) che ha scelto da sempre di utilizzare sistemi operativi open source, prima Unix e poi Linux.

Sono arrivata a Linux un po’ per caso dunque. Le scuole che ho frequentato, i corsi che mi sono capitati negli anni, i computer che ho acquistato mi hanno sempre proposto di lavorare su Windows, non c’erano alternative e io, che non ero un’esperta, non mi ero fatta molte domande.

Poi nel 2001 l’incontro con il Pinguino e la convinzione che quello era un mondo che mi piaceva un sacco e che volevo farne parte. Chi ha utilizzato Linux in quegli anni si ricorda cosa significava, per utente non molto esperto, avere quel sistema operativo sul pc di casa: una volta per installare i driver di una stampante ho dovuto scaricarli da un sito che li descriveva in un alfabeto che nemmeno sono riuscita ad identificare e ci sono arrivata attraverso un forum in cui, in inglese, altri utenti descrivevano il mio stesso problema. Una gran fatica arrivarci, diversi giorni di studio per capirci qualcosa ma una gran soddisfazione finale!

Gli utenti Linux di quegli anni non si scoraggiavano, per noi non informatici andare a cercare le soluzioni alternative, passare le notti a leggere i forum degli esperti, chiedere aiuto alla community è stata una vera scuola di formazione. La cosa che mi ha sempre stupita era ed è ancora che, anche per utenti poco esperti come me, c’è sempre qualcuno disposto a darti una mano e a dedicarti un po’ del suo tempo.

Oggi le cose sono più semplici, ci sono bellissime distribuzioni Linux che si possono provare ed installare, i produttori spesso si preoccupano degli utenti come noi e in rete si trovano moltissimi materiali utili. Solo alcuni ostinati e poco aperti al mondo (anche Enti Pubblici ahimé) continuano a proporre software che girano esclusivamente su sistemi operativi proprietari.

Quest’anno al Linux Day ho portato anche un mio piccolo contributo: ho raccontato del movimento Coderdojo nella sala dei talk e ho spiegato ai ragazzi che partecipavano al dojo che cos’è Linux.

Ai ragazzi ho detto che Linux è un sistema operativo che è stato creato grazie alla collaborazione. Così come loro, durante un dojo, si confrontano per risolvere dei dubbi e migliorare i programmi, anche gli informatici che lavorano su Linux fanno lo stesso, solo che lo fanno molto più in grande, grazie ad internet!

Il contributo che ho portato al talk è questo:

Un ringraziamento speciale va agli organizzatori: il BrigX di Bernareggio, il ViGLug di Vignate e l’Istituto comprensivo di Bernareggio che ci ha ospitati nella scuola primaria di Villanova.

Naturalmente anche durante il talk si è formato un bel gruppo di persone pronto a collaborare, quindi non vedo l’ora di rivedere e risentire alcuni dei relatori perché ho già un po’ di progetti in mente!

 

La funzione decorativa della lettura

La funzione decorativa della lettura

Eusebia e` sempre bravissima ad esprimere i concetti di quello che passa dalle biblioteche (e dai bibliotecari)

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Ho cominciato a lavorare come bibliotecaria vent’anni fa.
Era giusto il mese di aprile, e dal primo giorno fui assegnata a due specifiche mansioni: la sezione ragazzi al mattino (come era naturale, essendo io una donna, e quindi portatrice di innata vocazione per i bambini; i bibliotecari maschi e il direttore erano al piano di sotto ad occuparsi di faccende più virili, il pubblico adulto e l’acquisto di libri); il pomeriggio mi spostavo in un punto di prestito di una frazione vicina: una stanza quadrata al piano terra, sotto la scuola elementare, con otto scaffali e quattro tavoli.
In quella biblioteca, aperta dalle 14.00 alle 18.00 tutti i pomeriggi, venivano 15 utenti a giorni alterni, tutti insieme, e ci restavano per quindici minuti: i bambini della scuola elementare durante la ricreazione. Per il resto del tempo l’unica frequentatrice della biblioteca era l’anziana bidella della scuola, una donna grigia i cui…

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Natale,bambini e tecnologia

Natale,bambini e tecnologia

Questa sera tra un cartone animato ed un altro di quelli che piacciono a mio figlio sono entrati in casa nostra diversi slogan pubblicitari che invitavano i genitori ad acquistare questo o quel dispositivo munito delle più disparate possibilità per il controllo del minore.

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Foto Ann Wuyts, alcuni diritti riservati

C’è un telefonino, pensato per bambini dai 6 anni in su, di cui la bambina della pubblicità dice che può “chiamare, giocare, imparare e navigare su internet senza la supervisione di un adulto, tanto c’è lui [lo smartphone] a tenermi d’occhio”, sullo sfondo una mamma che usa il proprio smartphone e ogni tanto alza lo sguardo e sorride tranquilla.

Perché limitarsi ad uno smartphone per bambini? I piccoli di casa possono passare direttamente ad uno smartphone per adulti, tanto ci pensano gli operatori telefonici a rendere sicura la navigazione a suon di parole che contengano varie declinazioni o anglicismi di “protezione”.

Io sono solo una mamma, non sono un’educatrice e non sono un’esperta di informatica, sono appassionata di tecnologie, questo sì e mi piace  riflettere su queste tematiche.

Dopo aver visto queste pubblicità mi sono chiesta perché insistere così tanto su dispositivi e opzioni di abbonamento che sostituiscano il genitore in uno dei suoi ruoli fondamentali: educare.

Perché ci preoccupiamo di dare loro un’educazione quando li portiamo al parco, quando andiamo a casa di qualcuno, quando li mettiamo in auto e mettiamo loro la cintura di sicurezza, ma poi va bene che ci pensi un privato di turno a limitare i nostri figli per renderli più sicuri?

Il nuovo Clue Train Manifesto, in 121 tesi, racconta come sono cambiate le cose sul web e definisce le app la “Guantanamo della Rete”, in quanto chiuse nel loro orticello felice, sono di certo funzionali e bellissime ma sono anche mondi chiusi in cui l’utente è solo un consumatore.

Davvero vogliamo lasciare che i nostri figli scoprano internet e la libertà che può offire in questo modo? Davvero vogliamo rinunciare ad un percorso insieme a loro per renderli sicuri sui sentieri digitali?

Io non sono d’accordo, mio figlio usa un tablet di famiglia, senza SIM e con alcune piccole regole che abbiamo definito e che lui ha imparato ad accettare. Abbiamo letto insieme i termini d’uso delle app che utilizza, abbiamo ragionato sui motivi per cui per certe app aspetteremo che diventi più grande, abbiamo visto quali dati si possono inserire e quali invece è bene non diffondere. Ma abbiamo anche mosso i primi passi sul web: da come si inserisce un indirizzo web a come si fa una ricerca semplice e abbiamo aperto un blog in cui lui può condividere con il mondo le sue curiosità, le sole che ritenga valga la pena rendere pubbliche.

Tutto questo lo metterà al sicuro? Probabilmente no, immagino che anche lui attraverserà delle difficoltà, ma forse ci arriverà un po’ più allenato, saprà dove guardare, come impostare i filtri e, spero tanto, si ricorderà del percorso che abbiamo fatto insieme e non si vergognerà di chiedere aiuto.

Quindi cari produttori di telefonini per bambini, cambiate il messaggio delle pubblicità: non vogliamo lasciarli soli con dispositivi che gli permettano o gli vietino qualcosa, vogliamo insegnargli ad essere più consapevoli!